Wondy, un inno alla resilienza: in viaggio con Francesca Del Rosso

Gloria VanniEccellenze Made in Italy2 Conversazioni

Eccellenze Made in Italy | In viaggio con Francesca Del Rosso: Wondy, un inno alla resilienza

Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno.

«È un tumore da cui si guarisce, lo dicono le statistiche. E chissenefrega delle statistiche. Poi, con la sfiga che mi perseguita, di sicuro sono nella minoranza, quindi evitiamo di snocciolare i numeri. Si muore anche di tumore al seno», leggo su “Wondy: ovvero come si diventa supereroi per guarire dal cancro.

Wondy è il nickname di Francesca Del Rosso, morta di tumore al seno a 42 anni, a dicembre 2016. Dopo sei anni di lotta con una «cazzuta voglia di reagire», dice Alessandro Milan. Come sua moglie Wondy gli ha insegnato, non si arrende, va avanti a testa alta, decide di diffondere la cultura della resilienza.

Come? Con un’associazione (Wondy sono io). Con un premio letterario: Premio Wondy. Con una mostra fotografica itinerante (In viaggio con Wondy) e quanto sarà utile a diffondere la cultura di trasformare le difficoltà della vita in opportunità.

Francesca è uno straordinario esempio di resilienza. Della capacità di reagire alle avversità e di non arrendersi. Del non tirarsi indietro e non abbandonare il campo di gioco. È importante la resilienza. Resistere alle avversità non è facile ma è possibile. Sì, tutti possiamo essere Wondy.

L’eredità di Francesca Del Rosso: Wondy, un inno alla resilienza

Il soprannome di Wondy, diminutivo di Wonder Woman, Francesca se lo era guadagnato all’università. Come la prima eroina considerata alla pari di Batman e Superman era eclettica, viveva con passione, ironia, coraggio. Doti che ha usato nella sua battaglia contro il cancro, iniziata ad agosto 2010, pochi giorni prima di una vacanza a Minorca. Due settimane surreali dove, scrive in  Wondy: Ovvero, come si diventa supereroi per guarire dal cancro:

«di giorno sfoggiavo bikini colorati e giocavo con i miei figli, di notte al buio pensavo alla morte».

Il suo libro ha ricevuto il prestigioso riconoscimento letterario “La Baccante 2017”.

Non conoscevo Wondy, giornalista, scrittrice, blogger, moglie, mamma. Giovane donna che ha condiviso pubblicamente la sua avventura con il cancro. Eccola alle Invasioni Barbariche:


Come tanti, oltre 7 milioni e mezzo di persone, un terzo degli italiani presenti su Facebook, sono rimasta “colpita e affondata” dalla lettera pubblicata da Alessandro e dedicata  “A Francesca“. Ho pianto quando l’ho letta e piango se la rileggo. “Mi vivi dentro“, dice Alessandro alla sua Harry Potter, come lui chiama Francesca. Mi vivi dentro dice tutto ed è qualcosa che chiunque vorrebbe sentirsi dire.

Wondy, un inno alla resilienza: trasformiamo il dolore in opportunità!

Ho sfiorato la vita e la morte di una persona. Ho amato il suo trasformare il dolore in opportunità. Ho amato il suo non arrendersi mai e vedere il bicchiere mezzo pieno.

Ho amato, amo, il suo esempio ed è per questo che torno alla scrittura con lei, Wondy, un inno alla resilienza. Perché vale sempre la pena combattere per tenersi stretto ciò che si ama.

Francesca Del Rosso non c’è più ma c’è sempre grazie alla sua famiglia, ai suoi figli, ai suoi amici. Grazie a suo marito Alessandro che ha fondato l’associazione “Wondy sono io” per sensibilizzarci sulla nostra capacità di trasformare le difficoltà della vita in opportunità.

Eccellenze Made in Italy | In viaggio con Francesca Del Rosso: Wondy, un inno alla resilienza. Mostra itinerante In viaggio con Wondy.

Associazione che organizza diverse iniziative.

Il premio letterario: «Il 12 dicembre 2017, a un anno e un giorno dalla morte di Franci, annunceremo i sei finalisti e il 5 marzo 2018, al teatro Manzoni di Milano, ci sarà la premiazione dei vincitori», racconta Alessandro in una intervista a Letteradonna. «La giuria è molto prestigiosa: il presidente è Saviano, poi ci sono Daria Bignardi, Ferruccio de Bertoli, Donatella Di Pietrantonio…».

La mostra fotografica itineranteIn viaggio con Wondy“, 15 tavole che illustrano il percorso da quando Wondy: un inno alla resilienza ha scoperto di avere “due sassolini” nel seno destro.

Conosco il significato di una malattia che, come il tumore, è fatta di dolore, nausea, digestione difficile, sapore di ferro in bocca, rabbia, recidiva, ma anche speranza e soprattutto voglia di non arrendersi.

Sono fortunata, sono guarita. Ho condiviso la mia esperienza perché l’epatite C, come il cancro, è una malattia di cui si parla ancora poco. A dicembre ho l’ultimo (definitivo) controllo.

È nei momenti difficili che tiriamo fuori il meglio di noi. A volte ce lo scordiamo ma è così. Ecco perché la resilienza va raccontata, spiegata, condivisa. Sosteniamo “Wondy sono io”: insieme siamo più forti e resilienti. Basta una donazione di 25 euro l’anno: ogni euro raccolto porterà la voce di Wondy più lontano. Io ci sono e tu vieni con noi?

About Gloria Vanni

Ciao, sono Gloria, giornalista e blogger. Scrivo articoli per blog e media online. Amo esplorare, viaggiare, ospitare, creare connessioni. Andare controcorrente è nel mio Dna. Lo so da quando scappavo dall'asilo in cerca di idee e passioni. Sogno, sorrido, condivido. Vivo a Minorca.
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Gloria VanniWondy, un inno alla resilienza: in viaggio con Francesca Del Rosso

2 conversazioni a “Wondy, un inno alla resilienza: in viaggio con Francesca Del Rosso”

  1. nino

    Cara Gloria questo post è toccante e al tempo stesso interessante. Introduce e sfiora molti temi: la malattia e la prevenzione come cura precipua, l’amicizia e l’amore, la condivisione, la speranza, la partecipazione. Ognuno di questi meriterebbe un commento a parte. Io non sono un grande esperto, nemmeno piccolo, di questi argomenti, così starò nel mio e ti ringrazio per l’occasione che mi fornisci per riflettere (parola grossa) sul termine resilienza.
    Non è molto che viene utilizzato e da qualche tempo è forse un po’ abusato, soprattutto in politica e anche sui social, non volermene non mi riferisco al tuo post.

    Il termine “resilienza” in origine proveniva dalla metallurgia e indicava la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate. La psicologia lo ha fatto proprio per indicare chi non sia facilmente vulnerabile e capace di andare avanti senza arrendersi, nonostante le difficoltà.
    Banalizzando parliamo di ottimismo, di bicchiere mezzo pieno.
    Sono felice che il nostro vocabolario si arricchisca, nel suo uso quotidiano, di parole come questa.
    Concludo lo sproloquio con un “viva la vita”, traduzione simultanea di resilienza.

  2. Gloria Vanni

    Grazie Nino per questo tuo “sproloquio” che, come sempre, ha giuste profondità e dosi di leggerezza mista a ironia. Leggerezza e ironia erano anche doti di Francesca.

    Condivido e sostengo l’impegno di suo marito, Alessandro Milan: diffondere la cultura della resilienza. Forse la parola ricorre in politica e sui social, come tu sottolinei. A me sembra che in Italia non se ne parli abbastanza e sia patrimonio di pochi. È un tema su cui sto riflettendo e leggendo… Vediamo cosa viene fuori, ti terrò aggiornato!

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