Italiano: 5+3 cose da fare per amore della tua lingua

Gloria VanniViaggi e Lifestyle33 Conversazioni

italiano da amare

Scopro la Giornata proGrammatica grazie a Twitter. È ideata per valorizzare la conoscenza della lingua italiana e delle sue regole. Perché la lingua batte sempre dove il dente duole? Io amo l’italiano e tu?

Amo l’italiano, amo scrivere e parlare correttamente. Proprio di recente sono stata messa in guardia: «Attenzione, Gloria, essere paladina dell’italiano corretto in rete non va bene».

Mio Dio, ho pensato leggendo queste parole, aggiungici #sostenibilità e cosa vedi? La versione in gonnella di un Don Chisciotte poco sexy. Ma non demordo, sai perché? Perché mi sento responsabile di passare il favore, di con-dividere ciò che mi è stato affidato e ho curato con amore: l’italiano.

Scuola ed educazione a parte, è un amore nato con il mio essere giornalista, professione che mi sono sudata, conquistata e svolta in un’epoca di carta dove non sono ammessi errori, qualche refuso è l’unica eccezione alla regola. Perciò:

1.perché” si scrive con la “é” accentata da sinistra a destra: basta schiacciare il maiuscoletto sulla tastiera!

2. “qual è” non vuole l’apostrofo: orrore!

3. “che” predilige i congiuntivi e non ama il verbo presente: che sia #sostenibile, che mangi, che rida, che passi il favore!

4. l’italiano non contempla la “s” al plurale anche quando usa vocaboli inglesi: io sono una blogger, noi siamo quattro blogger e voi siete sette marketer, influencer, webdesigner.

5. Meno “che” si mettono in una frase meglio è! Ah, #LessIsSexy quanto ti amo!

17 OTTOBRE, GIORNATA PROGRAMMATICA

La seconda edizione della maratona in difesa dell’italiano è dedicata alla punteggiatura. A proposito di punto e virgola, sempre come giornalista, ho imparato:

1. in una frase i “due punti” (:) sono ammessi una volta e basta.

2. Qualsiasi punteggiatura vuole essere seguita da uno spazio: le eccezioni sono ammesse solo su Twitter 🙂

3. La “e”, congiunzione in una frase, non ama essere preceduta dalla virgola.

Non vorrei essere noiosissima, ogni regola ha le sue eccezioni ma se è vero che la rete è libertà e chiunque può scrivere per sé e per gli altri, allora educhiamoci anche a un corretto uso dell’italiano.

Impara a scrivere in italiana o fottiti! Infografica trovata via Twitter grazie a MonicaBug, @bagaz77

Impara a scrivere in italiana o fottiti! via Twitter grazie a MonicaBug, @bagaz77

ITALIANO CORRETTO E QUALITÀ DELLA RETE

Quando ho fatto notare alcuni errori ripetuti in uno strumento educativo (a pagamento), mi sono sentita rispondere: «Il web è fatto anche di informalità e sì, mi sento di affermarlo, qualche errore. Sono tutti elementi che fanno trasparire il fatto che dall’altra parte dello schermo c’è una persona reale, tutti elementi che fanno parte del mondo del content marketing».

Si dicono i peccati ma non i peccatori.

Ma sono peccati, veniali per carità, o abitudini?

Perché scritto sbagliato (perchè) è più diffuso di quello corretto. Eppure, anche WordPress segnala che c’è un errore. Allora, perché?

Evviva l’umanità e le persone reali.  Non possiamo però continuare a essere passivi testimoni di ignoranza: cosa trasmettiamo ai nostri figli, come scriveranno i nostri nipoti e pronipoti?

Si dice che la rete sia un concentrato di tutto e di più, dove mancano qualità e professionalità.

Si dice “parla come mangi“: è normale che alcuni termini inglesi siano intraducibili e siano entrati nel nostro chiacchierare quotidiano. Non è normale aggiungere la “s” che in italiano non c’è.

Io credo che se vogliamo qualità, successo, business (non businesses!), dobbiamo impegnarci anche a scrivere correttamente, online come offline.

Correttezza che non è accanimento.

È l’ABC della lingua che ci è stata insegnata e, a nostra volta, insegniamo comunicando come blogger, marketer, content specialist e strategyst.

giornata progrgrammatica lessissexy

UNA MARATONA TRA RADIO E SCUOLE

La Giornata proGrammatica è promossa da “Radio3 – La Lingua Batte” e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con il sostegno dell’Accademia della Crusca e dell’Associazione per la Storia della Lingua Italiana.

Nel 2013 #giornataproGrammatica è tra le tendenze del giorno. Con gli hashtag #giornataproGrammatica e #adottaunsegno possiamo fare altrettanto nel 2014.

Aggiungo #adottaunsogno: il sogno è che l’italiano sia rispettato (anche) in rete. Perché penso sia un patrimonio che abbiamo in prestito, da proteggere, coccolare e tramandare. Vuoi aiutarmi?

PS. Secondo te ho dimenticato altri errori, di quelli che quando li trovi storci la bocca e dici, “no, perché?“?

Be (NON vuole l’h!), fammelo sapere qui sotto!

About Gloria Vanni

Ciao, sono Gloria, giornalista, blogger, digital copy. Scrivo articoli per blog, pagine e media online. Amo esplorare, viaggiare, ospitare, creare connessioni tra persone e cose. Andare controcorrente è nel mio Dna. Lo so da quando scappavo dall'asilo in cerca di idee e passioni. Sogno, sorrido, condivido.
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Gloria VanniItaliano: 5+3 cose da fare per amore della tua lingua

33 conversazioni a “Italiano: 5+3 cose da fare per amore della tua lingua”

  1. mikimoz

    L’unica cosa che faccio, non sempre, è aggiungere la -s finale al plurale.
    Siamo bloggers. Ma forse è l’aver frequentato per troppi anni le lingue straniere che me lo immette in automatico. Però non dovrebbe essere un errore: se io ho mangiato un solo nacho, di nachos ne mangio un piatto; mangio un burrito se ho poca fame ma due burritos se ne ho troppa.
    La -s non va di certo nelle parole come film, bar, sport ecc… 🙂

    Moz-

    1. Gloria Vanni

      Caspita, Moz, tu e le tue “s” che in questo caso son pure di matrice latina: spagnola.

      È un errore perché l’italiano al plurale non prevede la “s”, quindi è i nacho, i burrito, i taco… Questo mi è stato insegnato da uno di quei rari maestri che ogni tanto si ha la fortuna di incontrare, specie orami estinta che apre la bocca per darti una mano e non per criticare o fare girare l’aria.

      Poi, la “s” è uno degli errori più diffusi su quotidiani e media cartacei 🙂

      1. mikimoz

        Di conseguenza, allora, dovremmo anche dire le telenovela?
        No, cioè proprio linguisticamente non lo accetto! XD
        Io sapevo che, per parole conclamate e di larga diffusione da sempre (bar sport film ecc) la esse non ci va, mentre le altre, moderne, ci va ma è meglio riportare l’intera parola in corsivo.
        In ogni caso, non posso proprio dire che domani mangerò tortilla, perché anche sulla confezione è scritto tortillas, così come piadina/piadine 😀

        Moz-

        1. mikimoz

          Per inciso, io considererei errore se una persona scrive mass media al singolare.
          Anche curriculum diventa curricula.
          Certe cose vanno rispettate, secondo me… ma difatti sto leggendo il sito dell’Accademia della Crusca e avevo ragione: per i termini conclamati e di uso comune da anni, la -s o altre forme di plurale non occorrono.
          Per termini moderni, entrati da poco nel linguaggio comune oppure specifici, sè bene mantenere il plurale della lingua originale.

          http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/plurale-forestierismi-adattati

          In ogni caso più che questione di grammatica credo sia questione di gusto ed estetica del linguaggio stesso^^

          Moz-

          1. Gloria Vanni

            L’Accademia della Crusca è fantastica e pensare che tra i nostri politici c’è chi voleva farla morire ;(

            Ribadisco, Moz, sono d’accordo con te: c’è l’eccezione alla regola e sicuramente “i tacos” è più piacevole a vedersi, dirsi e leggersi di “i taco”. È un esempio, come tu sei un esempio perché sei tra le poche persone che scrive correttamente perché… e perché mi sembra peggio della “s” finale. Ma questo è solo il mio gusto 🙂

          2. Licia

            Mi occupo spesso di interferenze dell’inglese e confermo che non solo gli anglicismi ma in genere quasi tutti i forestierismi rimangono inalterati in italiano; il plurale originale è ammesso solo se sono molto recenti ma in questo caso si evidenziano con espedienti grafici (di solito il corsivo ma anche le virgolette).
            I nomi che arrivano dallo spagnolo però possono fare eccezione, come spiega Silverio Novelli in Si dice? Non si dice? Dipende: […] mantengono la -s del plurale sia nella pronuncia sia nella grafia: le espadrillas, i murales, i nachos…. In questo caso, l’errore da evitare è quello di mantenere la -s se usiamo la parola al singolare. No, quindi, a una espadrillas, il murales, un nachos; sì a una espadrilla, il murale, un nacho.

  2. Diego Ricci

    Ciao Gloria,
    come sai mi piacciono i puntini di sospensione… che sono solo tre, come mi hai fatto notare tempo fa 🙂

    1. Gloria Vanni

      Ecco, mi sono scordata dei tre punti di sospensione seguiti dallo spazio!

      Punteggiatura da non abusare perché, come sempre, il troppo stroppia in un articolo come in un post. Su alcuni giornali sono addirittura banditi, vietati ;(

      Grazie, Diego, è davvero sempre un grande piacere contare (anche) sul tuo aiuto e presenza.

  3. Daniele

    @Miki: perché la s va in burritos e non in film? Sempre parole straniere sono.

    Gli errori sono troppi nel web e davvero non se ne può più. Almeno per quanto mi riguarda.
    Il peggiore e il più comune è l’apostrofo, mancante dove va e presente dove deve essere assente, come nella forma verbale È comunemente scritta E’, che non significa nulla.

    1. mikimoz

      Daniele, perché mi sa che la regola vuole che le parole di uso conclamato non necessitino della esse finale. Burritos sì, anche perché è un piatto preciso.
      Cioè, a me stonerebbe trovare scritto “ho mangiato due burrito, un piatto di nacho e due tortilla”… poi boh, per fortuna la lingua e le sue regole sono sempre in movimento^^

      Moz-

  4. Gloria Vanni

    @Daniele, che bello leggerti! Contavo sul tuo aiuto, grazie!

    Ho risposto a Moz senza avere letto il tuo pensiero con cui concordo in tutto e per tutto.

    Ho iniziato questo post tempo fa, poi ieri ho scoperto la #GiornataProGrammatica e ho deciso di pubblicarlo perché anche io trovo che gli errori siano eccessivi sul web. Eccessi che ci portano a dimenticare il corretto uso di una lingua, la nostra.

    Lingua che solo noi possiamo difendere, sostenere e diffondere.

    Io mi sento responsabile di quanto mi è stato insegnato. Sento di dover contribuire a fare vivere ciò che di buono ho ricevuto. Tutto qui!

    E tu, Daniele, al di là del fatto che non ne puoi più, cosa senti?

  5. Paola Sala

    Ciao, Gloria! Dovresti dedicare questo articolo ai genitori che hanno figli in età scolare affinché si impegnino a trasmettere ai futuri adulti la grande bellezza della nostra lingua.

    Forse sono di parte perché sono insegnante ma ti ringrazio per avermi dato un altro esempio di quanto la #sostenibilità sia eclettica!

    1. Gloria Vanni

      Grazie, Paola, ci provo e #iocisono!

      Sarà che sono cresciuta a pane e dovere ma, come già detto, mi sento responsabile di una lingua che mi ha permesso di vivere e tuttora mi consente di con-dividere.

      Anche solo per questi motivi, non sono gli unici, trovo che sia mia responsabilità amarla e proteggerla.

    1. Gloria Vanni

      @daniele grazie! Vedi, l’italiano sa unire: quanto tempo che non ci scambiavamo un botta e risposta? Caspita, il tempo passa e noi non troviamo il tempo per chiederci: ehi, Daniele, come stai?

      Colgo l’occasione: come stai Daniele? E, aggiungo, hai voglia di scrivere un altro post, prima o poi, per #LessIsSexy?

    1. Gloria Vanni

      Fantastico, Daniele! Hai tutto il tempo che desideri. A sentire Andrea, il campo della #sostenibilità qui è quasi senza limiti! E credo abbia abbastanza ragione 😉

        1. Gloria Vanni

          Capisco, Daniele, ma… gli Amori dietro gli angoli sono anche quelli che vivi non necessariamente con un’altra/altre persona/e.

          Sì, lo so nel post ho scritto che bisogna essere in due ma non è amore anche il tuo per l’italiano? Non è amore l’energia e il tempo che dedichi all’italiano? Sbaglio?

          In paziente attesa, sono qui 🙂

  6. Eli Sunday Siyabi

    E’ stato bello rispolverare l’italiano con te! E grazie anche per avermi fatto notare l’accento sbagliato sul perché del titolo di un mio post 😉
    Io però, se capita, ultilizzo i due punti (:) anche due volte in una frase: l’ho imparato da Severgnini.
    Non utilizzo mai i puntini di sospensione: quello che devo dire lo dico, non tralascio e non sospendo.
    Secondo me ci sono eccezioni accettabili per la e dopo la virgola.
    Nessuna pietà per il che e i congiuntivi: anche se si parla ormai di “italiano standard” che accetta gli errori (orrori) dopo il che, io non ne voglio sapere.

    Invece chiedo alla Gloria giornalista l’uso corretto dei trattini 🙂

    1. Gloria Vanni

      Beppe Severgnini mi piace molto e può permettersi anche creatività come i due punti ripetuti in una frase! Un po’ come l’Avvocato Agnelli che metteva l’orologio sul polso di camicia e golf, riciordi Ely?
      A proposito delle due lineette – a me piacciono più delle parentesi -, servono per un inciso, per spiegare qualcosa e la seconda vuole una virgola dopo. Così mi e’ stato insegnato, ci sarà di certo qualcuno cresciuto ad altra scuola! Ma la regola e’ sempre la stessa: non abusarne, poche!

  7. Alessio

    Che bello, un articolo che molti dovrebbero leggere.
    Ci aggiungo po’ (che molti scrivono pò).
    Ci sono termini inglesi non traducibili in italiano e quindi si devono usare…ma quanto odio chi usa i termini inglesi quando le traduzioni in italiano ci sono e sono chiare (odio: welfare, governance, brainstorming, brunch, meeting, tanti altri).
    Talvolta non riesco proprio a fare a meno di mettere una virgola davanti alla congiunzione “e”.
    Un saluto. 🙂

    P.S. Secondo me qualsiasi frase cominci con “E poi” è spazzatura letteraria; sarò troppo intollerante? 😉

    1. Gloria Vanni

      E poi… C’è una canzone che inizia così, Alessio? Non lo so, mi pare di sì!

      A me non dà particolarmente fastidio e, se un tempo era vietato iniziare un discorso con una “E” o con “Che”, oggi sono ammessi 🙂

      Concordo con te sull’eccesso di parole in altre lingue, tanto più che basta fare un piccolo sforzo per usare i corrispettivi italiani ed essere capiti da molte più persone.

      A me è stato insegnato che chiunque deve capirti, in primo luogo la signora Maria 🙂

  8. Gloria Vanni

    Mi occupo spesso di interferenze dell’inglese e confermo che non solo gli anglicismi ma in genere quasi tutti i forestierismi rimangono inalterati in italiano; il plurale originale è ammesso solo…

    Grazie Licia! Non posso rispondere sotto il tuo intervento e ne riprendo l’inizio con la speranza che tu lo veda! Grazie perché il mio amore per l’italiano passa (anche) attraverso queste attenzioni che per me è più cura di rigore. Ho una visione romantica?

  9. Barbara GU (@barbaragrasso)

    cara Gloria, le tue osservazioni riguardano già un tipo di “utenza avanzata” … sui social specialmente bisognerebbe forse ricominciare dalla base, tipo la A con o senza l’acca. Povero italiano! Cominciamo ad insegnare ai nostri figli a scrivere anche i messaggini un po’ meno abbreviati e con maggiore attenzione … in questo caso per me #moreissexy! Buona giornata Gloria 🙂

    1. Gloria Vanni

      Arrivo ora, dopo una giornata in fiera, Barbara e leggo queste tue giustissime osservazioni e, faccio eccezione: #moreissexy anche per me!

      Non so se sia giusto parlare di “utenza avanzata”: chiunque può scrivere sul web, esattamente come chiunque può aprire la bocca per dire ciò che pensa.

      Ecco credo che prima di parlare sia saggio contare anche fino a 10: è ciò che ho cercato di trasmettere a mia figlia fin da piccola, confesso che scarsi risultati. Lo stesso vale per la scrittura: scrivo e butto giù, poi tolgo, controllo, correggo, elimino gli strafalcioni.

      È amor proprio, qualità, passione, rispetto per noi stessi e per un patrimonio che è nostro, l’italiano appunto. E se non lo faccio io, essere amorevole nei confrotni della mia lingua, nessuno lo può fare per me.

  10. Mattia

    Lo ammetto ho un terribile-grosso-profondo problema coi refusi… purtroppo un po’ per carattere e un po’ per reale caso quotidiano mi ritrovo sempre a scrivere le cose di fretta. Non è una giustificazione anzi, non mi sopporto per questo. Ogni volta che trovo un errore in un mio scritto, dovuto al non aver riletto abbastanza o con calma, mi mortifico …e faccio bene!

    Perché? Perché una persona non diventa meno reale o meno spontanea quando compie ripetutamente errori facilmente evitabili, diventa semmai approssimativa. E da sempre l’approssimazione è nemica dell’arte. Il talento e la professionalità inseguono la perfezione, forse senza raggiungerla ma il punto sta nell’inseguirla comunque.

    1. Gloria Vanni

      Che bello leggerti, Mattia! Che onore averti qui: le tue parole che arricchiscono le conversazioni di #LessIsSexy!

      Lo ammetto… non ti conosco ma sei una persona per cui provo stima e rispetto, non solo perché sei l’unico tra i tanti (troppi) che ha avuto l’ironia di fare un Tweet ai propri errori. E sono d’accordo: l’approssimazione è una nemica, di noi stessi prima dell’arte.

      Maledetta fretta, vero?

  11. Enrica

    Ho trovato adesso l’articolo ma la tentazione di commentare, anche a molta distanza di tempo, è stata irresistibile. Perché pensavo di essere fissata io e invece scopro che non sono l’unica a non sopportare errori e orrori di italiano.
    A me non piace lo spazio prima della virgola, che trovo spesso nei post. Trovo odioso l’aggettivo devastato come traduzione dell’inglese devastated in senso psicologico: in italiano si dice distrutto. I am devastated si traduce con sono distrutto e non con sono devastato. Di recente ho anche trovato consistente come traduzione di consistent che però vuol dire coerente. Nel post di una blogger molto seguita mi ha dato particolarmente fastidio.

  12. Gloria Vanni

    Benvenuta su LessIsSexy, Enrica, e qui non è mai troppo tardi per lasciare proprie tracce, anzi. Come vedi non sei sola e certe battaglie hanno bisogno di tanti, tutti. Insomma, più siamo meglio è: la lingua italiana ha bisogna di noi! Grazie, auguri e spero di rileggerti presto! 🙂

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