Paolo Griffa: la felicità è un viaggio tra frattaglie

Gloria VanniInterviste e Ospiti12 Conversazioni

Paolo Griffa: la felicità è un viaggio tra frattaglie

Mi sveglio tra il malmostoso e l’insofferente. Stato e sensazioni che mi capitano cinque giorni su 365. Se penso all’insofferenza che ha caratterizzato i miei primi 19 anni, sono orgogliosa del mio benessere quotidiano. Ma che fatica, sudore, cambiamenti, viaggi dietro ai miei sorrisi di oggi!

Fatico ad alzarmi, oggi. Perché voglio condividere felicità e ieri sera ho spento la luce su un mondo scandito da fatti che, ancora una volta, negano e frantumano vita, identità, dignità, pace, speranza.

Allontano la disumana fragilità dal mio cervello. Il 20 marzo è la Giornata internazionale della felicità e lo scorso anno Giuseppe l’ha condivisa così: il suo post è anche in #CapitaleUmano.

Ci penso da quando l’ho vista, il 10 febbraio: la felicità per me è un’immagine. Questa.

Paolo Griffa: la felicità è un viaggio tra frattaglie

Identità Golose: Paolo Griffa vince la finale italiana del S. Pellegrino Young Chef 2015. Foto Sonia Santagostino.

Lui è Paolo Griffa e qui è raggiante: ha appena saputo di essere il vincitore della finale italiana del S. PellegrinoYoung Chef 2015, talent internazionale nato per sostenere i principi della “cultura della buona cucina” e valorizzare il lavoro di giovani chef.

Paolo Griffa: la felicità? È un viaggio tra le frattaglie!

Paolo rappresenta l’Italia alla finale mondiale, in programma a giugno, durante #Expo2015. I 20 finalisti cucinano il proprio “Signature dish”, piatto che sarà sottoposto al giudizio di sette chef di fama internazionale.

Il suo “trippa e foie gras” – un ingrediente povero abbinato a un simbolo della tradizione più ricca? Ebbene, sì! -, conquista una celebre giuria: guarda il video!

Trippa e fegato: due frattaglie sono gli ingredienti del piatto con cui Paolo Griffa a giugno rappresenta l'Italia.

Trippa e fegato: due frattaglie sono gli ingredienti del piatto con cui Paolo si presenta alla finale mondiale.

«La mia passione per la cucina e la pasticceria l’ho da sempre coltivata in casa, ringrazierò a vita mia mamma…», scrive Paolo, classe 1991, nel suo blog fermo al 15 febbraio quando, all’undicesima edizione di Identità Golose, è stata ufficializzata la sua vittoria. E qual è la prima cosa che fa quando annunciano il suo nome? Abbraccia la sua mamma!

La pagina in cui racconta questa avventura inizia con: «Tanta emozione, davvero tantissima emozione…».  In una chiacchierata telefonica, aggiunge:

«Emozione e, per un attimo, incredulità. Perché ho pensato più a qualcosa che mi rappresenti e meno al piatto che descriva l’Italia. Sono felice che l’Italia non sia raffigurata da stereotipi. La trippa è italiana: in tutta Italia si utilizzano le frattaglie. Anche il foie gras è nato in Italia, solo che i francesi lo vendono meglio di noi!».

È chiarezza e semplicità, conoscenza e ambizione. È consapevolezza senza eccessi. Paolo Griffa si definisce aspirante chef al Piccolo Lago di Marco Sacco, due stelle Michelin a Verbania, lago di Mergozzo. Perché aspirante chef?

«Perché il mio obiettivo è diventare uno chef e imparare dagli chef. Chef vuol dire capo, non è solo chi cucina. Sto imparando da Marco, sono il suo sous chef. Significa rappresentarlo anche quando lui non c’è. Sono il suo alter ego. Abbiamo comunque idee diverse e se voglio provare, sperimentare, lui si fida di me!». 

Paolo Griffa, aspirante chef, è felicità e speranza, oggi e domani

Paolo Griffa, aspirante chef

Se tutti gli “aspiranti qualcosa” fossero come Paolo, bingo! Un ragazzo che ride spesso e spiega la felicità così:

«È sentirsi bene con se stessi. Se sono soddisfatto sono felice. Sono molto critico con me stesso, non mi accontento facilmente. Sono orgoglioso e perfezionista. Conosco i miei limiti e, se ho bisogno di aiuto, lo chiedo. Conosco anche i miei punti di forza e so sfruttarli. Sono giovane, ho tanta esperienza, voglio crescere insieme a te».

La melodia di questa frase, insieme a te, scalfisce ogni mio possibile indugio, semmai lo avessi. Non lo conosco, mi piace da impazzire e sì, si prepara al gran finale di giugno, facendo comunque la sua vita, amando il suo lavoro.

A giugno trippa e fegato saranno in compagnia di altre verdure. Il fegato sarà rigorosamente Made in Italy e, servito molto freddo, dovrà essere acidulo e balsamico, capace di sgrassare la bocca. Così, la felicità di Paolo Griffa parte dal piatto e viaggia verso l’universo, condividendo quelle frattaglie che, in un modo o nell’altro, sono patrimonio italiano.

Ultima confessione: odio la trippa! È uno di quei cibi che da piccola passava da una parte all’altra della mia bocca fino a quando riuscivo a elargire la preziosa poltiglia al mio cane. Non ti racconto la sofferenza nel mandarla giù quando la condivisione canina non mi era possibile.

Per la trippa e fegato di Paolo potrei, forse, fare un’eccezione. In fondo, ogni sette anni si cambia gusti: è vero? Spazio a te!

About Gloria Vanni

Ciao, sono Gloria, giornalista, blogger, digital copywriter, divulgatrice digitale. Amo creare connessioni tra persone e cose. Scrivo articoli per blog, pagine e media online. Andare controcorrente è nel mio Dna. Lo so da quando scappavo dall'asilo in cerca di idee e passioni. Sogno, sorrido, condivido.
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Gloria VanniPaolo Griffa: la felicità è un viaggio tra frattaglie

12 conversazioni a “Paolo Griffa: la felicità è un viaggio tra frattaglie”

  1. MikiMoz

    Ho ripreso a mangiare la trippa solo da poco, prima la adoravo e poi, verso la fine degli anni ’90, mi diede il voltastomaco. Da poco ho ripreso a mangiarne a piccole dosi. Il fegato d’oca lo mangiavo da piccolo e adesso non più… chissà se questa ricetta potrà piacermi 🙂

    Moz-

    1. Paolo Griffa

      Ciao, Moz! Questa trippa è diversa da quella che si è abituati a mangiare: ha un gusto molto più pulito e vellutato, reso poi armonico e fresco dall’insieme di verdure che l’accompagnano e dal paradosso del fegato grasso che ti ripulisce la bocca…

    2. Gloria Vanni

      Capisco, capisco bene il voltastomaco, ho ancora impressa la sgradevole sensazione della consistenza ruvida e scivolosa della trippa. chissà, forse Paolo riesce a convincermi ad assaggiare la sua prelibatezza?

  2. Francesco

    Ciao, Gloria, grazie per farmi conoscere un’altra bella persona come il giovanissimo Paolo. E grazie per la tua umiltà, Paolo. Nonostante l’esperienza e il successo, ha uno sguardo limpido e sincero che mi ha colpito.

    Per quanto riguarda trippa e fegato, per la prima vado pazzo, per il secondo meno e così è da sempre per quanto mi ricordo.

    1. Paolo Griffa

      Grazie mille per i complimenti, Francesco. Per farti apprezzare il fegato grasso, bisogna trovare una persona che sappia cucinarlo in modo fresco e leggero, senza appesantirlo. Potrei fartelo assaggiare in mille modi, forse uno di questi potrebbe piacerti 😉

    2. Gloria Vanni

      Sono contenta, molto, che tu apprezzi un ragazzo come Paolo. Dopo la sua felicità e il suo sorriso, mi hanno conquistato la sua semplicità e chiarezza. In merito ai miei gusti personali a proposito della trippa ho già detto troppo! Grazie, Francesco!

  3. Annalisa B.

    Complimenti, Paolo, e meravigliosa la tua mamma ad avere assecondato questa tua passione che si è trasformata in un lavoro di successo.
    Ho una domanda: quanto tempo dedica a sperimentazione e ricerca la cucina di un ristorante come il Piccolo Lago?

    1. Paolo Griffa

      Non si smette mai di sperimentare, provare e pensare a idee nuove, Annalisa. Non si passa un periodo a farlo, lo si fa di continuo, mentre si svolgono i lavori quotidiani e si si pensa a come utilizzare i vari ingredienti, quale sia il modo migliore per valorizzarli e così via. Quindi, si dà il via al processo creativo 😉

  4. Silvia

    Gloria la tua ultima confessione è stata il mio primo pensiero. Ma ho pensato a Paolo e alla sua voglia di fare, alla sua ambizione e voglia di imparare. Al suo essere giovane e volere realizzare un sogno e un po’ mi ci sono ritrovata in lui.
    E allora forse anche io per lui potrei farla una piccola eccezione, per una volta (una almeno per iniziare): trippa sia! 😉

    1. Paolo

      Grazie mille per la fiducia… tutto sta nel come ti viene preparato e successivamente presentato, questo è ciò che può far la differenza sul farti apprezzare una cosa o meno… poi magari mi sbaglio ^^

  5. Gloria

    La trippa che preparavano a casa era in umido con le patate, alla genovese credo. Poteva essere la migliore al mondo ma io ero OBBLIGATA a mangiarla in un’epoca in cui “si mangia quello che passa il convento”!

    A Paolo il piacere di farmi cambiare idea, prima o poi…

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