Silenzio! Alza il volume della tua voce interiore

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Ciao Bea, hai voglia di scrivere un Guest Post? Sto preparando un ebook e vorrei che tu ci fossi…

Conosco Beatrice Verga dal 2013, abbiamo collaborato a un progetto, poi ci sfioriamo qua e là su social, #LessIsSexy, WhatsApp. Credo mi abbia amata/odiata: ricordo tenerezza e caparbietà familiari. Poi, il tempo trasforma le emozioni in frammenti, intrecciati a una certezza: sappiamo di esserci l’una per l’altra! A me piace perché è una persona autentica. Questo è per lei è un anno speciale e lo racconta così! Grazie, Bea!

Il borbottio del caffè che esce e il ticchettio dei tasti del pc sotto le dita: questi i rumori principali delle mie giornate, i rumori che hanno accompagnato i cambiamenti di questo bizzarro 2014.

Il panorama che si apre oltre il vetro della finestra della mia nuova casa – la terza cambiata in un anno – mostra una torre campanaria medievale e i tetti del centro di un paese a poche decine di chilometri da Milano.

Sono passati poco più di sei mesi da quando, su una Fiat Punto piena di valigie, ho lasciato la città dove sono nata e il mondo che mi ha plasmata come persona e professionista.

Mi hanno chiesto in tanti di parlare della differenza tra la vita che porto avanti in un centro urbano di 40.000 abitanti e quella che conducevo sotto la Madonnina, respirando ogni giorno la frenesia di una città che è tutto tranne che fredda.

Sì, lo ammetto senza problemi: non è facile all’inizio interiorizzare la differenza degli spazi, comprendere con lucidità che davvero qui il mondo è tutto chiuso nel corso principale, nei suoi palazzi settecenteschi, nelle case di ringhiera, nei pochi locali aperti la sera.

Nostalgia di Milano? Neanche così tanta. In fondo è a venti minuti di treno.
Paura delle chiacchiere di provincia? Neppure quello.

La mia paura ha un nome preciso, del quale sono a conoscenza da tempo. Io non riesco a guardarmi, ad ascoltarmi, ne ho il terrore.

LA MIA PAURA? ASCOLTARE LA MIA VOCE INTERIORE

Mi riempio della vita altrui, apro la porta delle mie giornate a chi mi chiede aiuto.

Quando devo stare sola con me stessa e con le mie domande faccio fatica, una fatica mentale e fisica che gli spazi piccoli mi stanno aiutando a superare.

Qui non posso fuggire dai pensieri, non ho modo di spegnerli spingendo sui pedali della bici in mezzo al traffico: qui le giornate scorrono lente e io non riesco a non regalare un po’ di spazio all’introspezione, a quell’atto che per tanti anni è mancato nella mia vita.

Sono felice? Sì, lo sono. Per la prima volta posso dire “sì” senza il peso di nessun “se” e nessun “ma” e posso anche affermare che mi sembra strano che tutto quello che ho attorno sia effettivamente capitato.

Beatrice ha salutato il 2014 con una mente pesante e si appresta a dirgli addio consapevole di una vittoria attesa per tanto tempo: la conquista – anche solo parziale – di quella leggerezza che permette di guardarsi dentro senza paura, di toccare con mano i lati oscuri, i tanti errori commessi, le ferite non ancora cicatrizzate, quelle che devono essere solo sfiorate, altrimenti il rischio è che riprendano a sanguinare.

Sono felice? Sì, lo sono. Ho alzato il volume della mia voce interiore, e ho imparato ad amarla con tutte le sue imperfezioni. Ecco il regalo più grande del 2014, un anno che ho accolto con tanti progetti in testa, pochissimi dei quali si sono realizzati.

Che male c’è, alla fine? Anche allentare il controllo fa parte del gioco: è solo un trucco – facile come non avrei mai pensato – per ascoltarmi meglio.

Un trucco che funziona: tu ne hai sperimentati altri? Condividiamoli!

About Gloria Vanni

Ciao, sono Gloria, giornalista e blogger. Scrivo articoli per blog e media online. Amo esplorare, viaggiare, ospitare, creare connessioni. Andare controcorrente è nel mio Dna. Lo so da quando scappavo dall'asilo in cerca di idee e passioni. Sogno, sorrido, condivido. Vivo a Minorca.
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Gloria VanniSilenzio! Alza il volume della tua voce interiore

15 conversazioni a “Silenzio! Alza il volume della tua voce interiore”

  1. Eli Sunday Siyabi

    Una bella riflessione, questa di Beatrice. Mi ha colpita l’affermazione di essere felice per la prima volta senza se e senza ma. A me era capitato quando ero volontaria in Cambogia: una sera, al tramonto, stavo meditando vicino a uno stagno di fiori di loto, mi sono distesa nela terra a guardare il cielo che si stava scurendo, e sono stata pervasa da una sensazione di felicità. Senza alcun ma: ero felice e basta.
    A questo sono arrivata anch’io solo dopo aver passato un anno un po’ sofferente, e un bel periodo in cui ho fatto silenzio intorno a me per ascoltare ciò che il cuore voleva dirmi da tanto tempo.

    1. Gloria Vanni

      Ciao, Eli, grazie per esserci! Domanda a una viaggiatrice che abita in provincia come Beatrice: anche a te capita di sentirti “quasi obbligata” a una certa introspezione grazie agli spazi ridotti, alle minori distrazioni della città?

      1. Eli Sunday Siyabi

        Ciao Gloria,
        per me città o campagna è uguale: entrambe mi portano all’introspezione. Quando vivevo in una grande città in Cina mi sentivo esattamente come qui ora, in questo paesino di 3000 anime. La differenza, per me, la fa il lavoro che faccio: non riesco a riflettere se non ho una routine. L’avevo capito in Oman: sempre in giro a fare la guida, non mi fermavo mai e non avevo spazio interiore per me. Un lavoro con una sua routine, invece, mi aiuta a mettere equilibrio. Ma questa sono io, magari per altri è diverso. Buona giornata a te e Beatrice!

        1. Gloria Vanni

          “Non riesco a riflettere se non ho una routine”… In questo siamo diverse, Eli. Per me qualsiasi situazione può essere occasione di riflessione: certo in viaggio il piacere del nuovo, la scoperta dell’insolito e sconosciuto sono distrazioni rispetto alla routine.
          Però c’è sempre, prima o poi, un momento che mi colpisce e m’induce a perlustrazioni interiori. Non so dirti perché, so che per tanti anni, troppi, l’introspezione è stato l’unico viaggio a mia disposizione. E un giorno ho detto basta, ora vivo:)

  2. Paola Sala

    Che bello sentire qualcuno che dice: sì, sono felice! Bello Beatrice, il tuo percorso senza “se” e senza “ma” ti porterà lontano, ne sono certa!

  3. Andrea

    Complimenti Bea: sei tra le poche persone che mi fa venire voglia di lasciare la grande città per andare a vivere in dimensioni più piccole e umane. Grazie perché offri una visione piuttosto alternativa di questa scelta di vita. Non è da tutti. D’altronde gli ospiti di questo blog sono sempre piuttosto insoliti, vero gloria?

    1. Gloria Vanni

      Cara Andrea, non so se sono ospiti insoliti, sono di certo persone che rispondono a un invito come ha fatto Bea con il piacere di dedicare un po’ del proprio tempo a se stessi e agli altri… cosa non consueta, questa! O sbaglio?

  4. ilaria

    Ciao Beatrice!

    Che bello questo post! Riesco a capire in pieno, per molto tempo ho avuto paura di stare sola con me stessa e mi sono buttata in un turbinio di impegni per non dover affrontare quella parte di me che mi urlava “Fermati!!”.
    A furia di non ascoltarla però ho perso il contatto con il mio corpo e di conseguenza con i miei limiti. Il risultato? Burn out!

    Credo che la lentezza e il ritirarsi in un’oasi di calma siano i regali più belli che possiamo concederci e sono fermamente convinta che l’introspezione sia la via per volersi bene!

    Mi è venuta una gran voglia di mollare tutto e trasferirmi in campagna.. sarebbe bellissimo no? 🙂

    1. Beatrice

      Anche io come Gloria potendo scegliere preferirei il mare, nonostante le mie ascendenze milanesi. Non solo sto trovando nell’introspezione un’ottima via per imparare, dopo tanto tempo, a volermi bene di nuovo, ma i ritmi più lenti mi stanno anche aiutando a costruirmi quella ‘stanza tutta per me’ che è fondamentale visto che vivo scrivendo 🙂

  5. Gloria Vanni

    In attesa di Bea, mi intrufolo Ilaria per dirti che in campagna ho qualche difficoltà a seguirti: come sai, preferisco di gran lunga il mare! Sono nata di fronte al mare…

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